UNA GIORNATA ALLA ADELINE RECORDS
NOTA: questa intervista è tratta da Punk Planet, ma la traduzione è stata fatta da Rotting esclusivamente per questo sito, quindi se vuoi metterla sul tuo sito devi metterci necessariamente un link a questo sito.
16 settembre 2001- E' da cinque giorni che è caduto il World Trade Center. Dentro alle malsane, piccole stanze del 924 Gilman Street in Berkely, un pezzo più piccolo di storia sta avendo inizio: per la prima volta negli ultimi otto anni i Green Day hanno il palco di un piccolissimo locale . Prima di attaccare, Billie Joe guarda i suoi compagni e sorride. "Nessuno vuole pensare a quello successo qualche giorno fa" dice il bassista Mike Dirnt, restituendo l'occhiata. "Per cui proviamo a divertirci". Certamente, i membri dei Green Day appaiono come se non potessero essere più felici. Sono tornati al Gilman come parte di uno showcase per la Adeline Records - la label Indie iniziata da Armstrong e un suo amico, skater professionista, Jim Thiebaud, tre anni fa. Ecco i membri della famiglia: la moglie di Armstrong Adrienne siede al tavolo della merce. Jason White, menager giornalierio e cantante della band della east bay The Influents, guarda il tutto dal palco. Thiebaud e sua moglie rallegrano tutti dal dietro le quinte.
Qualche anno fa, quando la scritta fatta con lo spray sui muri a Gilman diceva "billie joe deve morire", una cosa di questo genere sembrava molto poco fattibile. C' erano troppi danni fatti (da entrambe le parti), e tornare nella stessa scena che reclamava morte era l'ultima cosa nella mente di Armstrong. Ma il tempo guarisce ogni ferita, sembra, e negli scorsi tre anni,Armstrong non solo si è trovato parte di una label, ma anche di una nuova comunità. Una "trattative", come la mette spesso Armstrong, dedicata ad un unico scopo: far uscire musica che valga la pena ascoltare, mentre tutti si divertono durante questo processo. Qualche mese prima della sua venuta a Gilman, mi sono incontrato con Armstrong, White e Adrienne nell' ufficio della Adeline nell' Ovest Oakland. Mentre era un pò preouccupato per dover parlare per tutti, Armstrong sembrava sorprendentemente contento. "In un paio di mesi avrò 30 anni... posso vedermi a quarant'anni a lavorare nell'Adeline?" ha chiesto un momento, guardandosi intorno per l' ufficio, gli amici e sua moglie. "Certo che riesco a vedermi".
Intervista a Billie Joe by Trevor Kelley
Punk Planet - Una delle principali ragioni per cui ho voluto fare quest'intervista - specialmente considerando tutte le critiche a cui siete stati sottoposti negli ultimi anni - è stata il fatto che ci sono infinite ragioni per non aprire l' Adeline. Penso che molta gente pensi che ve ne siete andati dal punk anni fa. Cosa vi inspira abbastanza da voler creare una label punk rock?
Billie Joe - Non lo so. Non penso alla Adeline come una label punk. Non esclusivamente.
PP - Ma si protende verso quel genere.
BJ - Si, ma non penso agli Influents come una band punk rock. Non penso nemmeno ai One Time Angels come una band punk rock. Per me, l' Adeline è solo qualcosa che faccio che è divertente. Vogliamo produrre differenti stili musicali di gruppi che rappresentano cose differenti, e che lo fanno localmente. La Lookout è diventata una label molto più grande e sono molto più apprezzati in tutto il mondo ora. Ma la lookout ha iniziato come una label per la scena East Bay. E anche se noi abbiamo band che non necessariamente arrivano da qui, penso che sia dove noi siamo ora. Più di tutto, voglio divertirmi producendo cose interessanti come uno split tra i Pinhead Gunpowder e i Dillinger Four, o un mini lp, o un album dei Frustrators. Mi eccitano cose del genere.
PP - Dicendo che non consideri la Adeline come una label punk rock, cosa intendi? intendi che avete fatto spontaneamente una decisione di accettare tutte le diverse politiche che potrebbero spuntare fuori?
BJ - Non penso che siamo mai stati troppo politici, questa è una scelta delle band. Noi vogliamo restarne fuori. Vogliamo stare fuori con loro, ma non diventare solo un macchinario per loro. Vogliamo coinvolgere le bands con il processo di produrre la loro musica come noi stessi lo siamo. Jason è qui ogni giorno con la sua band, gli Influents, che sono i miei preferiti sulla label. Matt dei Fetish, con la sua band sulla label, è qui e lavora come un interno. E' molto più che una comunità, sul serio.
PP - C'è per cui stato il bisogno da parte della Adeline di documentarsi riguardo a quel punto?
BJ - Si penso di si. Vogliamo sul serio produrre musica che ci piace fatta da persone che ci piacciono e raggiungere quello che le band vogliono raggiungere. Questo é stato un lavoro collettivo dei gruppi e della label.
PP - Ma direi che fino ad ora la maggior parte del attenzione è focalizzata su di te.
BJ - Beh, quello è uno dei problemi. La Adeline sono più persone. Avevo persino esitato sul venire a questa intervista per il fatto che ora Jim non c'è, e nemmeno Lynn, e Adrienne è nell'altra stanza... sul serio, io sono solo un quinto di questo. Mi è appena capitato di parlare troppo e di essere in una grande band. Per cui la gente assocerà me alla label.
PP - Ovviamente, c'è anche dell'altro. Penso che per certe band l'associazione con te possa fare più del male che del bene. Non è come Dave Matthew che fa un contratto a David Gray sulla sua etichetta della Sony. Per certi gruppi con fan politicamente "attendibili", non penso che essere sulla label di Billie Joe sia vista come una buona cosa.
BJ - Beh, non ci posso fare niente.
PP - Ma questo non significa che Pinco Pallino Punkrocker non vi stia per definire "Merda" o dubitando sulla vostra validità. Io personalmente penso che alcune persone non si sono rese conto delle cose successe negli ultimi 10 anni.
BJ - Beh, abbiamo un sacco di uscite e siamo in giro da tre anni e "ancora" non abbiamo programmato di chiudere. Potresti trovare qualcosa di più valido di questo?
PP - Non penso che questo sia conosciuto da molti.
BJ - Qualunque cosa che la gente pensa va bene per me. Le opinioni sono necessarie, ma certamente non mi faranno smettere o far smettere la label di fare cose di cui sentiamo il bisogno. Ed è proprio questo il perchè non sto qui seduto a dire che noi forniamo tantissimi soldi ai nostri gruppi, non è così. Voglio che la Adeline stia in piedi da sola e che parli per quello che è. Qualunque cosa che ci piace è la prossima che produrremo. Proviamo solo a divertirci un pò. Per me tra poco potrebbe uscire un disco di sole canzoni acustiche. Amerei fare qualcosa del genere. Siamo interessati ad ogni genere. Adrienne ascolta i Morphine, qui siamo tutti fan di Tom Waits e penso che tutti qui amino i Minor Threat.
PP - Una delle cose che penso la gente non abbia afferrato completamente è come è forte questa label. Dai Thumbs agli Influents e Green Day, tutto questo è un mucchio veramente forte ed eclettico.
BJ - Beh, le band che abbiamo l' hanno afferrato, e da qui tutto è iniziato. E' l'unica cosa che veramente vogliamo progettare, il rapporto di "compagni" che esiste tra le band e chi lavora qui. Ora come ora è quasi come il rapporto che i Green Day avevano con la Lookout. Quando abbiamo fatto i nostri primi tour la gente non ascoltava i Green Day, ascoltavano la Lookout. E' un qualcosa che crea una specie di atmosfera di comunità e non ci puoi fare niente. Devi lasciarlo crescere anche se da un punto di vista degli affari non è la cosa più intelligente da fare. Ma è come sono cresciuto ed è quello che voglio fare.
PP - Sentite come se le label con quel intento siano un pò come in via d'estinzione?
BJ - Ce ne sono moltissime che diventano solo una "formula" e che sono quello che noi non vogliamo. Non voglio tirare dietro denaro a qualche gruppo, è troppo. Non voglio prendere 10 gruppi che suonano esattamente come i Green Day. Sapevo che se avessi fatto una label ci sarebbe voluto tempo per crearla, che si sarebbe sviluppata da sola col tempo. Mi sono sentito come se fosse il momento adatto ed è decisamente bello stare dall'altra parte e sentire quello che le band vogliono dall'etichetta ed essere in grado di porlo a loro.
PP - Non sei un pò scioccato da quante cose sono cambiate da quando eri su un etichetta undergroud?
BJ - Si, le cose sono diverse. Ci sono un casino di label ora. Ci sono anche quelle che si sono bisticciate per dei gruppi, che è abbastanza pazzesco. Recentemente c'era questo gruppo che noi ritenevamo interessante e volevamo fargli fare qualcosa e anche loro fare qualcosa con noi, poi quest'altra etichetta se li è presi solo perchè interessavano a noi, riuscendoci solo perchè avevano più soldi. Per noi, quello è un problema. Non vogliamo essere in competizione. In questa area ci sono tre grandi label. Ora i gruppi hanno sul serio una scelta. Il che può essere positivo, ma può anche arrivare alle persone in un modo negativo.
PP - Non per prendermela con voi, ma da Dookie le band hanno visto che il denaro poteva essere fatto e hanno cominciato ad aspettarsi di più dalle etichette a causa di quello. Sembra quasi che si voglia firmare per la label indie che abbia più soldi.
BJ - Quando i Green Day sono passati di etichetta, molti hanno pensato che sarebbe stata meglio una label come l' Epitaph o cose di quel genere. Ma noi non volevamo essere su una grande label indipendente. Pensavamo di essere sulla migliore indipendente con la Lookout. Volevamo giocarcela con le major.
PP - Per quanto sta andando la Adeline, sentite di provvedere ad offrire una "sicurezza" alle band che vogliono restare indipendenti?
BJ - Non ne ho idea. Posso dire che ci sono band come NOFX che fanno le loro cose pur non essendo nella filosofia di Punk Planet, ma nemmeno possono essere detti "mainstream". Sono nel mezzo. Loro stanno bene e non si vergognano di quello che hanno fatto e continuano a farlo e non importa altro. Una delle nostre band, i Thumbs, che ha appena concluso il loro più bel tour, ci hanno chiamato e detto " hey, abbiamo appena suonato il nostro migliore show!", e noi "woah, e dove avete suonato?". Erano al Bart station. E li ha resi molto felici. Altre band, vogliono subito essere al secondo stage del Warper Tour. Band come i One Man Army, vogliono essere su un livello superiore ed avere cose più grandi e migliori. Gli abbiamo dato qualcosa per un pò, ma ora sono pronti per qualcosa più grande. Ecco perchè noi facciamo tutto un disco per volta. Non vogliamo obbligare legando le band a noi in un contratto. Come dico io, vogliamo che le cose crescano naturalmente.
PP - Ora dalla tua nuova posizione, ti senti come se stessi guidando le band in quello che anche tu hai passato?
BJ - Si potrei dire così. Penso che, per quello che dice il punk, sono un uomo di mezza età. Ma voglio fare tutto quello che è vitale. Tutto quello che accadrà, accadrà. Dobbiamo muoverci un pò, e va bene, è un pò da dove ho finito col mio gruppo.
PP - Senza avere alcun piano?
BJ - Esatto! Il piano è che non ci sono piani. La regola è che non ci sono regole. Vado molto sul mio istinto, troppo da pensare alla mia vita in un altro modo. Di solito guardo al passato e dico "merda! come è successo?".





