Speciale Green Day, punk rock e cervello

fonte kwmusica.kataweb.it


di Paolo Gallori

Un bel colpo di coda, non c'è che dire. Nel giro di quattro mesi, quanti ne sono trascorsi dall'uscita di American Idiot, i Green Day danno il benservito a chi li considerava finiti già nel post Dookie (1994), milionario debutto su major, seguito da un fisiologico riequilibrio in termini di popolarità e successo discografico. Dopo aver esordito nei quartieri alti delle charts d'America ed Europa, American Idiot si è dimostrato in grado di reggere sul lungo termine, vivendo rinnovati momenti di gloria sino ai nostri giorni. Lo testimoniano l'inaspettato ritorno in cima alla classifica Usa e le sette nomination ai prossimi Grammy Awards, le lodi riservate ai videoclip e il crescente seguito raccolto tra pubblico e critica da quella che è stata definita la prima "opera punk rock".

Ispirati da un totem chiamato Who più che dai Pistols (e dal rapido e dirompente A Quick One... più che dai monumentali Tommy e Quadrophenia), Billy Joe Armstrong (voce e chitarra), Mike Dirnt (basso) e Tre Cool (batteria) sono riusciti nell'impresa di esprimere una critica concettuale sull'America di oggi andando oltre lo standard punk della rabbia racchiusa in canzoni da "due accordi per tre minuti" (su tutte la suite da quasi dieci minuti di Jesus Of Suburbia). 

American Idiot si rivela così una delle espressioni artistiche più originali dello smarrimento e della paranoia americana del dopo 11 Settembre, frutto di una scrittura matura e consapevole che rilancia i Green Day oltre e che fa riflettere su certi giudizi affrettati riguardo il loro essere irrimediabilmente "generazionali". Abbiamo parlato con il batterista Tre Cool e il bassista Mike Dirnt lo scorso 16 gennaio, a poche ore dal bagno di folla del Forum di Assago, unica data italiana del trio californiano.

American Idiot, un album provocatorio verso l'America e che proprio in America vende tantissimo. Qual è stata la reazione del grande pubblico, al di là dei numeri.
Tre Cool: Molto buona direi, non c'è stata una reazione negativa. Lo dimostra il fatto che l'album è partito subito bene in classifica, è rimasto in alto nel periodo delle feste. Ora è tornato al numero uno.

I Green Day dipingono la televisione come il "cibo" di cui su nutre l' "idiota americano". Eppure, proprio voi siete stati molto presenti in Tv negli ultimi tempi. Ospiti di Jay Leno, David Letterman... 
Mike Dirnt: Credo che ci sia una bella differenza tra il vero intrattenimento e roba come i reality show, le cattive notizie, le notizie false. Noi facciamo musica. Suoniamo. Credo che l'individuo debba riprendere coscienza del suo potere. Può usare il telecomando per vedere ciò che vuole. E anche per spegnere la Tv e guardarsi dentro, ogni tanto.

American Idiot si è guadagnato la bellezza di sette nomination ai Grammy. L'America resta un grande paese...
Mike Dirnt: C'è una parte dell'America che resta grande, come in ogni nazione vi è qualcosa di grande. Purtroppo in questi giorni siamo tutti concentrati su ciò che va male, sulla parte negativa della nostra storia. Credo che questo atteggiamento derivi dalla natura umana. Ma gli Usa hanno tanto da proporre in termini positivi. Ad esempio, la grande tradizione del rock'n'roll. Noi facciamo rock'n'roll, e giriamo il mondo per promuoverlo. Credo che il rock'n'roll sia un aspetto della cultura americana di cui il Paese deve essere fiero.

American Idiot è anche un'opera punk rock, in cui i Green Day hanno "esploso" quell'estetica dalle classiche canzoni da tre minuti a misure più ambiziose. Avete riscontrati particolari reazioni da parte della scena hard core?
Mike Dirnt: I ragazzi sono rimasti con la mandibola appesa. Scherzi a parte, quello che abbiamo imparato dal punk rock è di partire da noi stessi, da quello che abbiamo dentro, per tirarlo fuori senza barriere e senza regole. E abbiamo voluto spingere il livello dei Green day verso il massimo traguardo possibile, cancellando ogni confine tra rock e punk rock.

Parliamo del concerto. In America avete rappresentato American Idiot come una vera e propria opera. E in Europa?
Tre Cool: E' un grande concerto, una grande produzione dei Green Day. Suoniamo tantissime canzoni, i vecchi successi e in particolare quelle del nuovo album, che sono dei nuovi successi. American Idiot entra nello show come mai era successo con i vecchi album. E restiamo anche di più in scena, almeno due ore.
Mike Dirnt: Sì, suoniamo canzoni vecchie e nuove, ma soprattutto cerchiamo sempre di abbattere anche la barriera che ci divide dal pubblico. Inseguiamo una complicità e un'intimità con i nostri fan, non importa quanto sia grande e importante lo spettacolo.

Si è parlato tanto di American Idiot, ma chi è in definitiva Jesus of Suburbia, questa sorta di salvatore, di guida negli inferi...
Mike Dirnt: Ovviamente il personaggio racchiude elementi tratti dalle nostre esperienze, dalle nostre vite. E' una storia che riguarda me, Billy e Tre Cool. Ma credo che in tutti vi sia una costante battaglia tra il proprio lato buono e la parte oscura. La questione è: capire cosa il tuo cuore reputa davvero importante nel momento in cui stai inseguendo l'autodistruzione.

(22 gennaio 2005)