ARTICOLO APPARSO SUL SETTIMANALE AMERICANO KERRANG, OTTOBRE 2001
"Billie Joe Armstrong sarà anche l'effigie per la teoria di Oscar Wilde secondo la quale 'niente che valga la pena di sapere può essere insegnato' (…) ma era abile a scrivere canzoni. E pure ottime canzoni. Così tanto che a 12 anni di distanza dal loro album d'esordio, '39/Smooth', i Green Day s'apprestano a pubblicare una compilation intitolata 'International superhits' che ricorda alcuni dei loro migliori momenti. Nonostante si concentri esclusivamente sugli anni alla Warner Brothers -così ignorando i loro primi due dischi indipendenti-, un ascolto al CD ricorderà a chiunque abbia bisogno di ricordarselo quanto davvero ci sia da celebrare. Che sia il pop non complicato di 'Basket case', l'ustione paranoica di 'Geek stink breath' o l'ambiziosa e poco apprezzata 'Waiting', questa è la musica di una band che praticamente non ha mai sprecato una nota. Seduto ad un tavolino sul fianco del palco al Bill Graham Civic Centre di San Francisco, il 29enne Billie Joe Armstrong confessa di sentirsi un po' a disagio nei riguardi di quest'esercizio di, se non nostalgia, perlomeno retrospettiva. 'Non pensavo neanche che sarei arrivato a 29 anni, figuriamoci a fare ancora musica e stare in un gruppo a questa età', dice. Però è contento di parlare. Billie Joe Armstrong sembra sempre contento di parlare. Più magro d'una volta, indossa pantaloni neri ed un giubbotto jeans. Il cantante è educato, cortese e serio. Ricorda in maniera incredibile: non solo si ricorda i vestiti che indossavo quando l'ho intervistato per l'ultima volta, nel 1997, ma è anche in grado di farsi tornare in mente i nomi di alcuni piccoli paesi inglesi in cui il gruppo si esibì nel corso del tour 'Kerplunk'. 'Billie non si dimentica mai una cosa', dice Pat Magnarella, l'affabile manager dei Green Day. 'Si ricorda assolutamente tutto'. Billie Joe Armstrong oggi è qui, poco dopo l'ora di pranzo in una domenica assolata, per l'ultima data del tour da headliner, durato un anno, del suo gruppo che ha supportato l'album 'Warning' dello scorso anno. E' passato un sacco di tempo dal background in cui i Green Day emersero. Nel 1987 il punk rock era ancora molto una comunità underground nel migliore e peggiore senso del termine. 'Quello che mi piaceva del punk rock era la sua crudezza e la sua energia', dice Billie Joe. 'Ma c'erano sempre gruppi come i TSOL od i DRI ed i Corrosion Of Conformity che provavano a cambiare le loro sonorità per rendersi più di mercato. Ciò per noi era un tabù assoluto, era assolutamente essenziale che a noi non succedesse'. Nel 1989 Billie Joe Armstrong portò i Green Day in studio per registrare il loro album d'esordio, '39/Smooth', pubblicato per l'etichetta Lookout! di Lawrence Livermore ed assemblato per la somma di 700 dollari. 'Settecento dollari non sono un sacco di soldi per farci un album', dice. 'Ma questo è ciò che pensavamo fosse anche cool. Dimostrammo che uno non aveva bisogno di un grande budget, che non c'era bisogno di sprecare un sacco di tempo. Credo che se avessimo avuto più soldi da spendere, eravamo così giovani ed ingenui che magari sarebbe venuta fuori una cagata'. Col nuovo batterista Tré Cool, raccomandato da John Kiftmeyer (cioè Al Sobrante), che aveva lasciato il gruppo per andare a frequentare il college, i Green Day ripeterono il trucco col loro secondo album, 'Kerplunk' del 1991. Le canzoni erano migliori, il modo in cui erano suonate pure, e la produzione? Un po' meglio anche quella. E la gente iniziò ad accorgersi dei Green Day. Nel 1993 accadde qualcosa di particolare: una major, la Warner Brothers, venne a cercare i Green Day. Prima, il punk rock sulle major era solo stato una storia di successo artistico più che commerciale. 'Rimanemmo molto sorpresi che la Warner fosse venuta a cercarci', dice Billie Joe. 'Sull'opportunità di firmare per loro riflettemmo molto a lungo'. 'Dookie' fu un successo commerciale e riuscì a vendere milioni di copie: sette milioni nei soli Stati Uniti. (…) Nonostante il successo, i Green Day hanno sempre teso ad essere un gruppo criticamente sottovalutato. I loro album vengono spesso criticati non per ciò che sono, ma per ciò che non sono. Anche la stampa sbagliò, ed incredibilmente, per la pubblicazione di 'Insomniac' nel 1995. Stavolta, parve, il problema era che i Green Day avevano fatto un album che era così simile e 'Dookie' che avrebbe potuto benissimo essere un suo parente prossimo. (…) Billie Joe paragona i Green Day ad un pugile con un bel pugno. Il pugno venne restituito, per quanto riguarda il consenso, con l'album 'Nimrod'. Eccessivamente lungo ed ogni tanto divagante, il disco comunque contiene dei pezzi che sono tra il materiale migliore del gruppo, come ad esempio 'Nice guys finish last', 'Hitchin' a ride' ed 'Uptight'. 'Penso che la gente pensò che, dopo 'Insomniac', ce ne saremmo andati. Ma non sarebbe successo', dice Billie Joe. (…) Per alcuni 'Warning' fu un album incredibile, pieno di sviluppi, onestà e, con 'Church on Sunday', 'Waiting' e 'Macy's day parade', le canzoni migliori mai scritte dal gruppo. Per molti altri, però, fu una raccolta che non piacque, non si voleva ascoltare e non si voleva comprare. 'Non voglio diventare il tipo di gruppo dal quale la gente sa cosa attendersi ancora prima di ascoltarlo', dice". by Ian Winwood