Green Day: ma quale Epitaph
Interrogato sul "che fare?" del punk che si trovi alle prese con il successo, Tre Cool, batterista dei Green Day, ha risposto: "Finalmente ti fumi l'impossibile, viaggi comodo, scopi e mandi a fare in culo tutti!" Nussuna crisi qundi per la band che per quattro anni aveva vissuto ai margini della notorietà ed ora si ritrova al numero tre in America con il "Dookie" edito dalla Warner. Eppure i Green Day non sono cambiati, il suono è appena più pulito, per il resto si tratta dei tre bischeracci di sempre, innammorati della stessa musica per la quale perde la testa Gurewitz: "Ramones e Buzzcocks su tutti, ci piace la semplicità , la roba pop e facile". Come si pongono i Green Day di fronte al discorso indie/major, notorietà/underground? "Non portiamo la bandiera del punk rock, non abbiamo i titoli per farlo - prosegue Tre Cool - noi siamo apparsi su Rolling Stone (il più importante magazine di musica di tutto il mondo, nda) e su MTV, non siamo più una punk band...".
Si tratta di ironia o di dichiarazioni sincere ed oneste sul futuro di una band baciata dal successo? Ecco, la vicenda dei Green Day simboleggia la strada che il nuovo trand, il punk rock da classifica, sta percorrendo. Molto presto si arriverà ad un bivio,
costituito dagli album del post-boom: se le stesse bands perderanno spontaneità per ripetere la scalata alle classifiche , stavolta eccitante perchè inaspettata, il punk rock attraverserà una grave crisi di identità.